storia di Toni Colata

Pubblicato il da valresia

Storia di Toni Colata…                                            D’estate giocavamo fino all’imbrunire, sulla strada, a nascondino o a campana, e di skalete con la suola fatta di stracci ne consumavamo parecchie a furia di saltare.E per questo che i grandi ,dalla porta di casa, ci gridavano di finirla ed era tempo che ci ritirassimo.Ma d’inverno il nostro grande divertimento era quando ci lasciavano andare dopocena a casa di Toni Colata. Là si giocava a tombola,oppure ascoltavamo le fiabe che, a turno,raccontava qualcuno.Nella calda ed ospitale cucina eravamo in tanti:vecchi,bambini e giovani, e mai ho sentito il Toni brontolare per questa nostra intrusione.Un ragazzo di frisaci le storie le raccontava proprio bene.Come un attore ,si accompagnava con i gesti delle mani e le espressioni del viso.                                        Una sera iniziò con questa storia:”-Dovete sapere che una volta a resia c’era un prete molto avaro. Davanti alla canonica era cresciuto un noce che dava dei frutti così grandi che di uguali non ce n’erano in tutta la Valle.Però nessuno era riuscito ad assaggiare una noce perché di giorno non si poteva rubare senza essere visti e la notte quel prete faceva la guardia col fucile ai frutti maturi.Così,pensa e ripensa, dei ragazzi decisero di andare a rubare le noci la notte di natale mentre il prete diceva messa”-.                        A questo punto il Toni, che era anche sacrestano e lo stava ad ascoltare e , forse, non gli andava che si desse dell’avaro ad un parroco, lo interruppe:” Ma senti - gli disse - come mai la notte di Natale c’erano ancora le noci sull’albero?”. E il ragazzo,battendosi la fronte con una mano, rispose: “ Si sa zmutil, to ni bilo sa Vinhacte, to je bilo sa VlikoNuc!!-(Avete ragione, mi sono confuso, non era per Natale : era per Pasqua!)”                E qui la storia finisce ed il seguito no l’ho mai saputo,perché il Toni lo zittì cosi dicendo::“Forse, forse per Natale poteva essere rimasta sull’albero ancora una noce, ma per Pasqua No…per pasqua vivadio, nemmeno le foglie nuove sono spuntate!!!”            Il Toni Colata era un bravissimo calzolaio.Il corame che usava per farci gli scarponi era resistente, lo spago con cui cuciva la tomaia alla suola lo passava e ripassava nella pece e sulla punta, per renderli impermeabili,vi applicava, fra la fodera ed il cuoio,la vescica di maiale.Portavamo gli stessi scarponi per anni e, se dovevamo finire di crescere,li confezionava di un paio di numeri più grandi.Se portavamo il 34-35 di piede, ce li faceva del 37-38.quando li calzavo.ed erano ancora nuovi, e rincasavo, mia nonna mi diceva:”Gli scarponi sono già qui mentre tu sei ancora in piazza!”.Il Toni e mia nonna erano primi cugini e litigavano sempre. Le parolacce se le dicevano in italiano perché quelli che non capivano il resiano potessero comprendere.Per loro le baruffe e per il chiasso dei bambini il borgo prese il nome di “ Zigainer gost“. Però non si portavano rancore e si volevano bene.Quando lei andava a passare l’inverno dai figli non partiva senza prima salutarloed allora entrava nella stanza dove lui lavorava, lo guardava per un po’ mentre lui continuava a battere le suole, poi gli diceva” Toni ja gren ( Toni io vado)”.Lui allora si fermava e, alzando il viso, rispondeva :Gres, Dilaida? Lopu stui anu uariase (Vai Adelaide? Stammi bene e abbi cura di te)”.Ancor oggi se qualcuno dei discendenti si infiamma facilmente, e altrettanto facilmente si calma, si usa dire : Sei proprio un Colata!”.Il Toni, continuando una tradizione familiare,cominciò a fare il sacrestano con don Fontana, alternandosi poi al Durik Visak, con don Calderini, don Fiorello e don Pugnetti. Fra lui e don Fontana c’era un affetto reciproco ed il primo battesimo che questo sacerdote celebrò nel 1920 fu proprio quello di Nini , figlio di Toni.Quando al Toni morì sua moglie Nuni e don Fontana, ormai da un paio di anni a Tarvisio, lo venne a sapere,tornò a Resia.Quel giorno pioveva a dirotto e arrivò che il funerale era già stato fatto:- allora andò in cimitero e in ginocchio, sulla terra bagnata, pregò a lungo davanti al tumulo.-Con don Calderini ogni tanto il Toni aveva dei contrasti e questo a causa dei loro caratteri opposti. Fece scalpore quando don Calderini,in friulano , gli disse: “ O sei un salamp” e Toni gli rispose “ E vo un muset!”. All’epoca di don Fiorillo si unì solo in parte alla contestazione della gente resiana. Ai fatti dedicò la copertina persino  “ La Domenica del Corriere “. Terminò di fare il sacrestano con don Pagnutti. Una volta questo sacerdote, da un ente umanitario, si fece mandare dei generi alimentari da distribuire alle famiglie meno abbienti. Un sabato il Toni andò in canonica e, trovata la signora Maria, le disse : “ Cosa siamo noi di Prato? Tanto ricchi che vostro fratello ha distribuito la roba solo alla gente degli altri paesi ?”. E lei gli rispose: Vi do io qualcosa; per adesso tenete questi”. E gli consegnò un sacchetto di formaggini.Poiché doveva ancora pulire la chiesa, questo sacchetto lo nascose nel battistero, nella casetta murata dove si teneva l’olio Santo .Alcuni giorni dopo don Pagnutti lo pregò di recarsi con lui da un ammalato grave e di prendere l’olio santo .Aperta la casetta e visti i formaggini là dimenticati, in fretta li nascose nel confessionale. Il sabato seguente, quando tornò in chiesa per le pulizie, si ricordò dei formaggini; ma,  proprio mentre li stava togliendo dal confessionale, entrò il Pievano. Allora il Toni , arrabbiato , gli disse: Ecco qua, tenete i vostri formaggini , che non li voglio più!,.Don Pagnutti gli rispose : “ Teneteli, perché  sono vostri. Se li aveste appoggiati subito sul banco, non ve li sareste dimenticati!!” Nel 1955 circa, dopo aver dedicato alla chiesa tanti anni della sua vita, senza alcun compenso materiale, ormai vecchio e non più in salute, si ritirò da quella che lui aveva considerato una missione. Si sentiva appagato per aver assistito a tanti battesimi, comunioni, cresime e matrimoni e onorato di aver servito le messe piccole, grandi e solenni,di aver cantato in latino i salmi, i vespri e i mattutini e di aver suonato le campane della Pieve Dall’avemaria del mattino all’Avemaria della sera.                                                                                                La didascalia posta sotto la foto dice;” Toni che stà prendendo le misure del piede alla moglie Nuni che è in attesa della figlia Adele, vicino a lui il figlio Nini. Gli altri tre sono rispettivamente: Odorico Visak ( con il berretto),Antonio, secondogenito di Toni e Placido di Oseacco. Sullo sfondo Valentino Saria, falegname,e il nipote Maurizio Cesare.                                                                                                                            Concesso da Selene e Sabrina Di Lenardo..
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S
cd ovvero nd è una signora che conosco personalmente molto sincera e simpatica che ha moltissime cosa da raccontareUn giorno a lipovaz  mi ha detto : "Sai Sergio nella mia vita tutti mi hanno sempre chiamata per nome, nessuno mi ha mai detto "nuna" . Me ne rammarico un po' perchè chiamare cosi una donna un tempo poteva rappresentare uno status elevato, perchè la nuna era la madrina ed era anche una signora rispettata,. ora non è che io voglia aspirare a tanto ma mi farebbe piacere che qualcuno me lo dicesse ogni tanto". Da allora ogni volta che la incontro , e succede spesso, le dico ciao nuna n.d. sergio chinese
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S
Per la precisione: questo è un articolo apparso su un vecchio numero del Bollettino parrocchiale di Prato (credo: io ho conservato solo la pagina in questione) ed è firmato C.D. Sarebbe interessante che l'estensore dell'articolo si facesse vivo, magari per raccontarci altri aneddoti.sbuhanSelene 
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S
Per la precisione: questo è un articolo apparso su un vecchio numero del Bollettino parrocchiale di Prato (credo: io ho conservato solo la pagina in questione) ed è firmato C.D. Serebbe interessante che l'estensore dell'articolo si facesse vivo, magari per raccontarci altri aneddoti.sbuhanSelene
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