26 agosto 1869

Pubblicato il da valresia

Quest’anno poi la festa fu rallegrata da un pranzo singolare. Il signor Barberini, originario di Resia, vi tornò qualche dì prima da Monaco dove abita da trent’anni. Uomo onesto e ricchissimo, non dimenticò mai né suo padre né il suo paese, che venne finalmente a visitare con un suo cugino, addetto come lui al commercio. Questi due signori invitarono a pranzo dal Giusti tutti i loro parenti che in sole donne ascendevano al numero di quaranta. E siccome nella trattoria era un via-vai, e una confusione indiavolata, così essi stessi li servirono a mensa con gran consolazione del padre dell’uno e della madre dell’altro ch’erano i capi-tavola. I signori Barberini, dimorando in Baviera, dove hanno tutti i loro interessi, pensano forse troppo poco all’Italia; ma questi pure sono galantuomini e gente di cuore. Dopo il pranzo, il ballo. Al suono strimpellato di qualche strumento musicale danzarono dapprincipio degli uomini, poi questi, uscendo mano mano di fila, rapivano, fra le numerose donnne accorse a vederli, quelle che più li colpivano, e le trascinavano sull’arena. Il carattere del ballo resiano è antico, e sebbene sciolto, batte lo stesso tempo ed ha le stesse movenze del Duro Duro, danza sarda legata, antichissima. Anche il costume delle donne è arcaico. Il ciamïòt delle resiane è una tunica larghissima senza maniche, raccolta da un cinto nero intorno la vita, e scendente sin presso le caviglie. L’apertura della tunica sul davanti va allargandosi all’in su in modo da lasciar vedere un corsaletto a colori che s’abbottona fin sotto la pozzetta del collo, e il più delle volte questo è anche coperto da una giubba a maniche, di stoffa nera, che esce dai due buchi laterali dal ciamïòt e s’innalza a sbuffi sull’estremità delle due spalle in modo curioso. Questa giubba (juppe) trent’anni fa era lunga come i moderni soprabiti degli uomini. Portano pure le camicie da uomo con collare largo, ripiegato sopra il corsaletto, o la giubba. La testa coprono con un fazzoletto sino alle sopraciglie, ravvolgendovi spesso anche il mento fino alla bocca. Il qual costume è identico di quello delle donne della Sardegna centrale nelle parti di Nuoro ed Orune. Alle quali si rassomigliano pure in un’altra particolarità che è quella di lasciar cadere più basso le gonne di sotto, in modo che la eccedenza sporgente è assai considerevole. Le calze hanno bianche, per lo più ricamate, le scarpe basse con tomaia a punta verso il collo del piede. Costume severo, specialmente pel color della clamide ch’è sempre scuro. Osservando bene il costume delle donne resiane, mi persuasi che questa colonia alpina dev’essere provenuta da un paese nord-orientale. I meridionali di qualunque paese amano i colori vivi e varii, sopra tutto il rosso ed il bianco, come si vede nella Spagna, nella Sardegna, nella Sicilia, in Grecia, nell’Africa e nell’Africa australe. Al nord invece si prediligono colori bruni ed una forma di vestire severa. E’ il caso dunque delle resiane. E dico delle resiane, perché gli uomini in generale mutano foggie col mutar di paese. Sulla provenienza della colonia resiana ho letto e sentito molti discordi opinioni; ma che giova il discutere? Stando ai fatti, il suo tipo è antico e nordico-orientale, e finché con altre prove reali non mi si dimostri il contrario, lo riterrò sempre per tale. S’aggiunge poi al costume la lingua. Si racconta spesso l’aneddoto di un principe russo che, trovandosi a Resiutta nell’albergo del signor Perissutti, conversò nel natio linguaggio con un resiano che non conoscendo altre favelle, tranne quella della sua valle, lo comprendeva perfettamente. Dal che fu detto e scritto dappoi, che il resiano è lingua russa e che coloro che lo parlano sono una colonia di moscoviti. Alcuni dei nostri vecchi poco amanti del moto ebbero spesso la malaugurata costanza di parlare o di scrivere a lungo e a priori su di questioni che si sarebbero sciolte empiricamente in dieci minuti. Era il modo di restar sempre nell’ignoranza o nel dubbio. Oggidì vivono tuttavia di quelli che si piacciono d’imitarli. Io stesso ho sentito da molti anche bene istituiti e che godono fama di eruditi, parlar di Resia come d’un paese di lingua ignota.
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S
Articolo curioso e, per me, inedito. Chi è l'autore? Beh... meglio sardi che sloveni...
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