diffendiamo la lingua

Pubblicato il da valresia

LA PAROLA E' VITA , LA LINGUA VA AMATA



Il risultato elettorale, qualunque sia il suo esito, non può essere motivo di cambiamento del nostro atteggiamento nei confronti della nostra lingua, della cultura e delle vecchie tradizioni (o della memoria di esse), delle nostre radici.



Nella Slavia le persone consapevoli non nascondono i problemi e soprattutto non nascondo il fatto che il dialetto sloveno, la cultura e le vecchie tradizioni sono in pericolo. Sono un qualcosa di fragile e prezioso, un vaso cinese, un tessuto pregiato intaccato dal tempo. Le ragioni di questo stato di cose sono chiare. L'opposizione politica storica nei confronti degli sloveni, le difficili condizioni di vita, la marginalità dei paesi, la povertà economica e la conseguente emigrazione hanno svuotato e continuano a svuotare lo scrigno delle parole, delle espressioni, dei volti, della cultura e dell'eredità che i nonni conservavano per i nipoti e per coloro che dovevano ancora nascere.



Dunque siamo consapevoli del pericolo. Oggettivamente la Slavia e Resia sono due luoghi dove le parole e ciò che esprimono hanno bisogno di particolare cura e attenzione. Nonostante tutti i grandi cambiamenti a livello planetario, nonostante l'eliminazione dei confini ed i nuovi rapporti di vicinato con la Slovenia, in questi luoghi c'è un'espressione culturale in pericolo. Si tratta di un'espressione che ha bisogno di ampio sostegno, e ne hanno bisogno anche coloro che conservano questo patrimonio culturale.



Guardando la TV, leggendo i giornali e qualche libro, possiamo osservare che il progresso non ha le caratteristiche di una linea retta, che il futuro non è sicuro, che la globalizzazione ed altri processi non garantiscono automaticamente migliori condizioni di vita.



Per questo si notano regressioni, involuzioni, scelte folli, fondamentalismi, iniziative fasciste, insomma ritornano i vecchi “demoni” e “mostri”. La lotta contro di loro non ha mai fine. L'essere umano ha dentro di sé la luce e le tenebre.



Ciò accade anche in provincia di Udine. In passato c'è stata la primavera della Slavia. Come abbiamo scritto sul Novi Matajur, anche le liste civiche annunciavano tempi nuovi. Abbiamo gioito quando è caduto il confine.



Oggi qualche foglia è caduta, qualche albero promettente si è rinsecchito. Inoltre non sono mai venute meno le forze e le parole ostili agli sloveni, alle persone che parlano un determinato dialetto, che hanno una determinata memoria e producono certa cultura. Nessun vento non ha allontanato tutta l'ostilità nei nostri confronti.



Tutto ciò tuttavia non può essere motivo per una nuova amarezza, per un ritorno al tempo antecedente la primavera della Slavia.



La vita è come il mare che brilla tranquillo al sole, poi all'orizzonte appaiono le nubi, inizia a soffiare il vento e l'acqua comincia a formare schiuma e onde. In quel momento il marinaio deve rimanere tranquillo e mettere nella sua azione tutto il suo sapere, il suo coraggio e la sua volontà. Se agisce bene potrà ritornare in porto senza brutte conseguenze.



Così anche nella Slavia e a Resia è necessario continuare a lavorare, ad avere fiducia nella forza della propria ragione, del cuore e della parola. Vale la pena difendere le radici e fare attenzione perchè la chioma dell'albero rimanga verde. Ogni espressione culturale è preziosa.



Ogni lingua che si indebolisce o muore impoverisce l'umanità. Ogni parola che si perde, viene meno una parte di noi.



Per questo gli obiettivi rimangono chiari: conservare ciò che ha valore, offrire la propria espressione senza complessi ed evitare di diventare vittime della stupidità e dell'ignoranza altrui.



Nella Benecia è tutto “vecchio”, ma quando ci metti piede impari sempre qualcosa di nuovo e tutto si rinnova come le mura ridipinte di una casa. Tutto ciò va conservato per se e per gli altri.



Non è facile convincere tutti che un espressione culturale rappresenta una ricchezza collettiva, anche di coloro che non posseggono le nostre parole, la nostra cultura, la nostra memoria. Non è facile, tuttavia rimane un impegno necessario che ha una prospettiva di sviluppo e va oltre alla delusione del momento, della rabbia o della sensazione di stanchezza. Tutto ciò passa.



Non passano invece le persone con la propria lingua e la propria cultura. Tuttavia poiché nulla è automatico o dato per sempre, per ciò che ha valore ci si deve impegnare. Il poeta Ivan Minatti ha scritto la famosa poesia Qualcuno lo devi amare. La parola è vita che dobbiamo amare se non vogliamo rimanere soli e tristi
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