frammenti di storia 1916
SOLDATI RESIANI SULL’ISONZO NEL 2’ ANNO DELLA “GRANDE GUERRA”
Ad animare la vita nei locali pubblici, nel primo periodo postbellico, erano le dispute e le discussioni generate da rivalità e orgoglioso spirito di Corpo dalla parte di fanti ed alpini.
“…e alla presa di Gorizia l’è stà la fantaria, alpini e bersaglieri era tutti in ostaria..”
La canzone canticchiata davanti ad un “litro” di vino, riassume lo stato d’animo di Madotto Odorico (classe 1888), soldato combattente nella grande guerra con un cappello in testa che non era quello alpino. Due avventori, fieri e baldanzosi alpini, toccati nel loro “credo”, addirittura progettano un agguato la cui arma sarebbe stata costituita da secchio di acqua ghiacciata con obiettivo di sbollire l’animo dell’altrettanto fiero fante. L’agguato poi non c’è stato perché non c’era cattiveria anzi, solo l’espressiva semplicità di sentimenti di chi serve la Patria come uomo, nonostante la differenza delle mostrine o del cappello indossati. Pochi mesi dopo uno dei due alpini parte per il fronte per non farvi più ritorno, la sua tomba sarà la grande steppa russa. La Fanteria, “regina delle battaglie”, ha storico legame con il Carso. I fanti, reduci nel primo dopoguerra, portavano vivi ricordi delle troppe tragedie appena passate e per tanto erano istintivamente sensibili e suscettibili tanto quanto lo erano i “cugini” alpini.
La grande guerra, secondo qualche ottimista, avrebbe dovuto risolversi entro Natale del 1914 invece, come una pestilenza, si è allargata toccando direttamente o indirettamente tutti i continenti. Il 1916 è l’anno delle grandi offensive passate alla storia con nomi quali Verdun o La Somme che fanno rabbrividire e ciò vale anche per il fronte dell’Isonzo.
ISONZO 1916
Il fiume Isonzo nel secondo anno di guerra viene insanguinato da ben cinque battaglie.
I protagonisti sono gli stessi: l’esercito italiano con la 2^ e la 3^ Armata, l’esercito asburgico con la cosiddetta “Isonzoarmee” del Feldmaresciallo Svetozar Boroevic.
Le strategie, offensive e difensive, sono sempre le medesime come i metodi disumani che garantiscono la disciplina degli uomini d’armi.
La 5^ battaglia dell’Isonzo dura solamente 6 giorni, si combatte dal 9 al 15 marzo 1916. Il generale Luigi Cadorna impiega 376 battaglioni (comprese le riserve). Il suo avversario contrasta l’offensiva con 130 battaglioni. Le perdite per entrambi i contendenti si possono quantificare in 2.000 uomini. La battaglia si sarebbe prolungata di molto e quindi il numero di vittime sarebbe lievitato se la divina provvidenza non avesse maltrattato il Carso con il maltempo, infatti le operazioni vengono sospese per le pessime condizioni metereologiche.
La 6^ battaglia dell’Isonzo si sviluppa dal 6 al 17 agosto 1916 e passa alla storia con il nome di “battaglia di Gorizia” , infatti la città viene conquistata il giorno 8 agosto 1916. Le 22 divisioni italiane vengono contrastate da 9 divisioni austroungariche. Gli italiani perdono 51.000 uomini dei quali 21.000 morti circa, mentre l’esercito asburgico perde oltre 40.000 uomini di cui 8.000 sono i morti.
La 7^ battaglia dell’Isonzo viene combattuta in soli 4 giorni (dal 14 al 18 settembre 1916). Le forze italiane sono formate da 240 battaglioni di fanteria ai quali si oppongono 150 battaglioni avversari. Le perdite complessive dei due schieramenti, per soli quattro giorni, si riassumono in 32.000 uomini.
La 8^ battaglia dell’Isonzo (2 giorni di combattimenti) arriva un mese dopo, cioè dal 10 al 12 ottobre 1916. Le perdite sono puntualmente sempre spaventose e si contano altri 50.000 uomini per gli italiani ed avversari.
Non poteva mancare poi il “regalo di fine anno” vale a dire la 9^ offensiva dell’Isonzo che dura dal 31 ottobre al 04 novembre 1916. Si scontrano 225 battaglioni italiani e 170 battaglioni austro-ungheresi. I due schieramenti accusano perdite sempre terrificanti (72.000 uomini tra morti e feriti e dispersi).
Ad animare la vita nei locali pubblici, nel primo periodo postbellico, erano le dispute e le discussioni generate da rivalità e orgoglioso spirito di Corpo dalla parte di fanti ed alpini.
“…e alla presa di Gorizia l’è stà la fantaria, alpini e bersaglieri era tutti in ostaria..”
La canzone canticchiata davanti ad un “litro” di vino, riassume lo stato d’animo di Madotto Odorico (classe 1888), soldato combattente nella grande guerra con un cappello in testa che non era quello alpino. Due avventori, fieri e baldanzosi alpini, toccati nel loro “credo”, addirittura progettano un agguato la cui arma sarebbe stata costituita da secchio di acqua ghiacciata con obiettivo di sbollire l’animo dell’altrettanto fiero fante. L’agguato poi non c’è stato perché non c’era cattiveria anzi, solo l’espressiva semplicità di sentimenti di chi serve la Patria come uomo, nonostante la differenza delle mostrine o del cappello indossati. Pochi mesi dopo uno dei due alpini parte per il fronte per non farvi più ritorno, la sua tomba sarà la grande steppa russa. La Fanteria, “regina delle battaglie”, ha storico legame con il Carso. I fanti, reduci nel primo dopoguerra, portavano vivi ricordi delle troppe tragedie appena passate e per tanto erano istintivamente sensibili e suscettibili tanto quanto lo erano i “cugini” alpini.
La grande guerra, secondo qualche ottimista, avrebbe dovuto risolversi entro Natale del 1914 invece, come una pestilenza, si è allargata toccando direttamente o indirettamente tutti i continenti. Il 1916 è l’anno delle grandi offensive passate alla storia con nomi quali Verdun o La Somme che fanno rabbrividire e ciò vale anche per il fronte dell’Isonzo.
ISONZO 1916
Il fiume Isonzo nel secondo anno di guerra viene insanguinato da ben cinque battaglie.
I protagonisti sono gli stessi: l’esercito italiano con la 2^ e la 3^ Armata, l’esercito asburgico con la cosiddetta “Isonzoarmee” del Feldmaresciallo Svetozar Boroevic.
Le strategie, offensive e difensive, sono sempre le medesime come i metodi disumani che garantiscono la disciplina degli uomini d’armi.
La 5^ battaglia dell’Isonzo dura solamente 6 giorni, si combatte dal 9 al 15 marzo 1916. Il generale Luigi Cadorna impiega 376 battaglioni (comprese le riserve). Il suo avversario contrasta l’offensiva con 130 battaglioni. Le perdite per entrambi i contendenti si possono quantificare in 2.000 uomini. La battaglia si sarebbe prolungata di molto e quindi il numero di vittime sarebbe lievitato se la divina provvidenza non avesse maltrattato il Carso con il maltempo, infatti le operazioni vengono sospese per le pessime condizioni metereologiche.
La 6^ battaglia dell’Isonzo si sviluppa dal 6 al 17 agosto 1916 e passa alla storia con il nome di “battaglia di Gorizia” , infatti la città viene conquistata il giorno 8 agosto 1916. Le 22 divisioni italiane vengono contrastate da 9 divisioni austroungariche. Gli italiani perdono 51.000 uomini dei quali 21.000 morti circa, mentre l’esercito asburgico perde oltre 40.000 uomini di cui 8.000 sono i morti.
La 7^ battaglia dell’Isonzo viene combattuta in soli 4 giorni (dal 14 al 18 settembre 1916). Le forze italiane sono formate da 240 battaglioni di fanteria ai quali si oppongono 150 battaglioni avversari. Le perdite complessive dei due schieramenti, per soli quattro giorni, si riassumono in 32.000 uomini.
La 8^ battaglia dell’Isonzo (2 giorni di combattimenti) arriva un mese dopo, cioè dal 10 al 12 ottobre 1916. Le perdite sono puntualmente sempre spaventose e si contano altri 50.000 uomini per gli italiani ed avversari.
Non poteva mancare poi il “regalo di fine anno” vale a dire la 9^ offensiva dell’Isonzo che dura dal 31 ottobre al 04 novembre 1916. Si scontrano 225 battaglioni italiani e 170 battaglioni austro-ungheresi. I due schieramenti accusano perdite sempre terrificanti (72.000 uomini tra morti e feriti e dispersi).
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