risposta

Pubblicato il da valresia

Rispondo al sig. Nevio Madotto che, nella lettera apparsa sul Messaggero Veneto domenica 31 gennaio, mi attacca più sul piano personale che sulla questione della “minoranza slovena” a Resia, in merito alla quale gli avevo posto dei quesiti a cui non ha dato risposta.

Premetto che, come  segretaria dell’associazione “Identità e Tutela Val Resia”, ho il compito di redigere documenti, verbali o lettere che tutto il direttivo abbozza collegialmente prima della mia stesura finale. Perciò nulla è scritto se non è condiviso anche dagli altri consiglieri. E alle volte ho anche l’incarico di spedire gli atti mettendoci naturalmente la mia firma.

Il sig. Madotto, però, usa la solita strategia “déjà vue” e attacca solo me perché, vivendo a Pagnacco, non dovrei interessarmi delle problematiche di Resia.

Ma scherziamo? Le mie origini, da parte di madre, sono resiane. A Resia ho casa; pago le bollette dell’acqua, dei rifiuti, dell’Enel e soprattutto l’ICI e, inoltre, ho effettuato sostanziosi lavori di ristrutturazione edilizia commissionandoli a ditte locali, pagandole di tasca mia senza mai ricevere contributo alcuno. Contribuisco perciò anch’io al benessere della valle. Se potessi ci vivrei tutto l’anno. Ma non è detto, sig. Madotto. Fra qualche anno le parti potrebbero invertirsi: lei trasferirsi da Oseacco nella villa che possiede in pianura e io andare a risiedere stabilmente a Resia, dove potrei subire le conseguenze dei danni  prodotti dalle leggi di tutela della minoranza slovena.

La sua ventennale partecipazione all’amministrazione comunale di Resia, sia in maggioranza sia in minoranza, come da lei asserito, non sembra abbia contribuito ad un grande sviluppo di Resia dato che, ancor oggi, i giovani devono continuare ad emigrare per lavorare.

Neppure i contributi, di cui tanto decanta i benefici, provenienti dalle leggi di tutela della minoranza slovena, sembrano arrestare il continuo spopolamento ed impoverimento della valle. Peraltro i fondi elargiti con la ripetuta legge di tutela della minoranza slovena potrebbero tranquillamente arrivare a Resia  con una legge ad hoc che ci liberi dall’imposizione di dover cavalcare lo sloveno.

Le ragioni per cui, con altri tre consiglieri di minoranza, nel settembre del 2002 ha firmato la richiesta per l’inclusione del comune di Resia nell’ambito territoriale della legge n. 38/2001 (norme a tutela della minoranza linguistica slovena della Regione Friuli Venezia Giulia”) sono altre e se ne guarda bene dal manifestarle!

Certamente, sig. Madotto, i Resiani si stanno stancando della situazione in cui si ritrovano non per le controversie che lei rileva, ma perché non vogliono più essere presi in giro, o meglio, non vogliono più prestarsi ad essere le “solite cavie” per la convenienza politica.

 

Alessandra Manzini

Segretaria associazione “Identità e Tutela Val Resia”

 

 

 

 

Alessandra Manzini

Via degli olmi, 19

PAGNACCO

 

Tratto dal Messaggero Veneto di giovedì 4 Febbraio 2010

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V
<br /> <br /> RESIA Vivere la valle<br /> <br /> <br /> Con la presente rispondo alla lettera apparsa sul Messaggero Veneto, il 17 gennaio scorso, a firma della signora Alessandra Manzini di Pagnacco, che commentava l’articolo apparso, sempre sul<br /> quotidiano che gentilmente mi ospita, in data 5 gennaio, dove era trattata la vicenda della centralina sul torrente Resia. Con questa mia, vorrei poter chiarire alcune cose. Purtroppo, non conosco personalmente la signora Alessandra Manzini: se non sbaglio, vive a Pagnacco e solo poche volte l’anno, preferibilmente durante i<br /> mesi estivi, passa alcuni giorni in valle. Dalla lettera, che ho avuto modo di leggere, traspare nei miei confronti un astio che personalmente non riesco a comprendere anche considerando che, tra<br /> me e la signora Manzini, non c’è mai stato nessun tipo di confronto su queste o altre tematiche. Premesso ciò, mi chiedo per quale motivo la signora Manzini si prenda la libertà di usare certi<br /> toni nei miei confronti. Quando qualcuno usa certi modi, non propriamente democratici, per denigrare il lavoro di chi non la pensa come lui sicuramente pecca in arroganza. In Italia, per fortuna,<br /> esiste ancora la libertà di pensiero e ognuno è libero di pensarla come vuole rispettando, naturalmente, le idee degli altri. Sono, da oltre 20 anni, amministratore del Comune di Resia, ho<br /> maturato esperienza sia in maggioranza sia in minoranza. Il mio impegno, a favore dei cittadini che ho l’onore di rappresentare, non è mai venuto meno, per questo impegno ho sacrificato molto<br /> spesso la mia famiglia, il mio lavoro e il mio tempo libero. Quello del mio impegno politico è un “lavoro” che faccio volentieri e con serietà e lo continuerò a fare confidando anche nell’aiuto<br /> dei miei colleghi consiglieri di minoranza. Perché lo faccio? In primis, per il rispetto che ho nei confronti di quei tanti cittadini che ci hanno dato fiducia nelle ultime elezioni comunali e<br /> che continuano a spronarci e a sostenerci e poi per amor di democrazia. Il mio legame con la Val Resia va ben oltre qualche bella passeggiata estiva. Vivo e lavoro da sempre a Resia con tutta la<br /> mia famiglia nonostante le tante difficoltà relative alle distanze “casa-scuola”, “casa-lavoro” e tutte le problematiche e i disagi che tutti i resiani che vivono a Resia provano ogni giorno.<br /> Nonostante tutto, noi continuiamo a vivere serenamente a Resia, contribuendo così in concreto e non solo a parole a mantenere più viva la nostra valle e la sua piccola economia. In merito alla<br /> questione della minoranza linguistica e ai “processi partecipativi”, forse, la signora Manzini non si è informata abbastanza. Deve sapere, infatti, che in più occasioni già negli anni Ottanta e<br /> Novanta (e quindi molto prima dell’entrata in vigore delle leggi di tutela per la minoranze linguistiche in Italia) a Resia si discuteva di problematiche riguardanti la particolarità del resiano.<br /> L’allora amministrazione comunale aveva organizzato addirittura due convegni scientifici internazionali sull’argomento, convegni ovviamente aperti al pubblico. Le consiglio inoltre, sempre per<br /> informarsi sulla questione, di rileggere tutti i numeri del “Giornale di Resia” (periodico ufficiale del Comune di Resia) di quegli anni, anche lì potrà trovare quello che cerca. Proprio grazie a<br /> quel “processo partecipativo” e a quelle leggi le scuole di Resia sono ancora aperte e funzionanti nonostante il numero esiguo degli alunni, grazie a quelle leggi il nostro Comune ha beneficiato<br /> e continua a beneficiare di contributi per la realizzazione di varie opere, grazie a quelle leggi una persona lavora in valle allo sportello linguistico, grazie a quelle leggi molte imprese<br /> locali hanno potuto ottenere dei contributi per sopravvivere, grazie a quelle leggi molte associazioni possono proporre attività di animazione culturale ai pochi residenti rimasti. Forse, la<br /> signora Manzini in quegli anni non frequentava la valle e quindi non poteva interessarsi a tali questioni che invece, di questi tempi, vanno molto di moda. Senza andare a dilungarmi oltre, vorrei<br /> concludere consigliando alla signora Manzini, se vuole davvero così bene alla valle e alla nostra millenaria cultura, di passare dalle parole ai fatti e di trasferirsi assieme ai propri familiari<br /> a Resia e di rimanerci tutto l’anno e magari, perché no, di imparare a capire e a parlare il resiano. Solo chi lo parla può tramandarlo alle generazioni future, una lingua non si tutela dalle<br /> pagine di un quotidiano, una lingua va vissuta, utilizzata. Da ultimo, ritengo che essere chiamato in causa con toni a dir poco oltraggiosi da persone che poco hanno a che fare con la vita della<br /> nostra valle sia offensivo. Di questi tempi in molti si sentono gli unici depositari della verità e sparano affermazioni gratuite che ledono la dignità e l’onorabilità degli altri. Tra l’altro,<br /> in valle non ne possiamo più di queste sterili questioni, basta con le solite prediche da fuori, i nostri problemi, lo posso assicurare, sono altri (spopolamento, lavoro, casa). Concludo<br /> chiedendo alla signora Manzini di voler evitare in futuro di tirarmi in causa in polemiche assurde e pretestuose di cui, francamente, faccio volentieri a meno.<br /> <br /> <br /> Nevio Madotto<br /> <br /> <br /> Capogruppo della minoranza consiliare Un futuro per Resia<br /> <br /> <br /> Resia<br /> Tratto dal Messaggero Veneto di Domenica 31 gennaio 2010<br /> <br /> <br />
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